Coronavirus - Raoul Vaneigem

« Fuori, il cimitero, dentro la televisione, la finestra aperta su un mondo chiuso ! »

paru dans lundimatin#, le 27 mars 2020

Contestare il grado di pericolo del coronavirus ha sicuramente a che fare con l’assurdità. Di contro, non è altrettanto assurdo che una perturbazione del corso abituale delle malattie sia oggetto di un tale sfruttamento emotivo e faccia riaffiorare quell’arrogante incompetenza che un tempo pretese di tenere fuori dalla Francia la nube di Chernobyl ?

Certo, sappiamo con quanta facilità lo spettro dell’apocalisse esce dalla sua scatoletta per impadronirsi del primo cataclisma che passa, rimestare l’immaginario del diluvio universale e affondare il vomere della colpa nel suolo sterile di Sodoma e Gomorra.

La maledizione divina ha assecondato utilmente il potere. Almeno sin dal terremoto di Lisbona nel 1755, quando il marchese di Pombal, amico di Voltaire, approfittò del sisma per massacrare i gesuiti, ricostruire la città secondo le sue concezioni e liquidare allegramente i suoi rivali politici a colpi di processi ’proto-staliniani’. Non faremo a Pombal, per quanto odioso potesse essere, il torto di comparare il suo golpe dittatoriale alle miserabili misure che il totalitarismo democratico applica mondialmente all’epidemia di coronavirus.

Che cinismo imputare alla propagazione del morbo la deplorevole insufficienza dei mezzi medici messi in opera ! Sono decenni che il bene pubblico è messo a mal partito, che il settore ospedaliero paga lo scotto di una politica che favorisce gli interessi finanziari a danno della salute dei cittadini. C’è sempre più denaro per le banche e sempre meno letti e infermieri per gli ospedali. Quale cialtroneria potrà ancora a lungo mascherare il fatto che questa gestione catastrofica del catastrofismo è inerente al capitalismo finanziario dominante a livello globale, e oggi a livello globale combattuto in nome della vita, del pianeta e delle specie da salvare.

Senza volere scivolare in quella rielaborazione del castigo divino che è l’idea di una Natura che si sbarazza dell’Uomo come di un parassita importuno e dannoso, non è tuttavia inutile ricordare che per millenni lo sfruttamento della natura umana e di quella terrestre ha imposto il dogma dell’anti-physis, dell’anti-natura. Il libro di Erix Postaire, Le epidemie del XXI secolo, pubblicato nel 1997, conferma gli effetti disastrosi della de-naturazione persistente, che denuncio da decenni. Evocando il dramma della ’mucca pazza’ (previsto da Rudolf Steiner fin dal 1920) l’autore ricorda che oltre a essere disarmati di fronte a certe malattie prendiamo coscienza che il progresso scientifico stesso può provocarle. Perorando la causa di un approccio responsabile alle epidemie e alla loro cura, egli incrimina quella che Claude Gudin chiama ’filosofia del fare cassa’ nella sua prefazione : « A forza di subordinare la salute della popolazione alle leggi del profitto, fino a trasformare animali erbivori in carnivori, non rischiamo di provocare catastrofi fatali per la Natura e l’Umanità ? ». I governanti, lo sappiamo, hanno già risposto unanimemente SÌ. E che importa dal momento che il NO degli interessi finanziari continua a trionfare cinicamente ?

Ci voleva il coronavirus per dimostrare ai più limitati che la de-naturazione per ragioni di convenienza economica ha conseguenze disastrose sulla salute generale - quella che continua a essere gestita imperturbabilmente da una OMS le cui preziose statistiche fungono da palliativo della sparizione degli ospedali pubblici ? C’è una correlazione evidente tra il coronavirus e il collasso del capitalismo mondiale. Allo stesso tempo, appare non meno evidente che ciò che ricopre e sommerge l’epidemia del coronavirus è una peste emotiva, una paura nevrastenica, un panico che insieme dissimula le carenze terapeutiche e perpetua il male sconvolgendo il paziente. Durante le grandi pestilenze del passato, le popolazioni facevano penitenza e gridavano la loro colpa flagellandosi. I manager della disumanizzazione mondiale non hanno forse interesse a persuadere i popoli che non vi è scampo alla sorte miserabile che è loro riservata ? Che non resta loro che la flagellazione della servitù volontaria ? La formidabile macchina dei media non fa che rinverdire la vecchie menzogna del decreto celeste, impenetrabile, ineluttabile laddove il folle denaro ha soppiantato gli Dei sanguinari e capricciosi del passato.

Lo scatenamento della barbarie poliziesca contro i manifestanti pacifici ha ampliamento mostrato che la legge militare è la sola cosa che funziona efficacemente. Essa oggi confina donne, uomini e bambini in quarantena. Fuori, il cimitero, dentro la televisione, la finestra aperta su un mondo chiuso ! È la messa in una condizione capace di aggravare il malessere esistenziale facendo leva sulle emozioni ferite dall’angoscia, esacerbando l’accecamento della collera impotente.

Ma anche la menzogna cede al disastro generale. La cretinizzazione di stato e populista tocca i suoi limiti. Non può negare che una esperienza è in corso. La disobbedienza civile si propaga e sogna società radicalmente nuove perché radicalmente umane. La solidarietà libera dalla loro pelle di montone individualista individui che non temono più di pensare da sé.

Il coronavirus è divenuto il rivelatore del fallimento dello Stato. Ecco quanto meno un oggetto di riflessione per le vittime del confinamento forzato. All’epoca della pubblicazione delle mie Modeste proposte agli scioperanti, alcuni amici mi hanno illustrato la difficoltà di ricorrere al rifiuto collettivo, che suggerivo, di pagare le imposte, le tasse, i prelievi fiscali. Ora, ecco che il fallimento inverato dello Stato-canaglia attesta una disintegrazione economica e sociale che rende assolutamente insolvibili le piccole e medie imprese, il commercio locale, i redditi medio-bassi, gli agricoltori familiari e persino le professioni cosiddette liberali. Il fallimento del Leviatano è riuscito a convincere più rapidamente delle nostre risoluzioni ad abbatterlo.

Il coronavirus ha fatto ancora meglio. Il blocco delle emissioni produttiviste ha diminuito la polluzione globale, esso risparmia milioni di persone da una morte messa in programma, la natura respira, i delfini tornano ad amoreggiare in Sardegna, i canali di Venezia depurati del turismo di massa ritrovano un’acqua limpida, la borsa affonda. La Spagna si risolve a nazionalizzare gli ospedali privati, come se riscoprisse la sicurezza sociale, come se allo Stato sovvenisse lo Stato sociale che ha distrutto.

Niente è acquisito, tutto comincia. L’utopia cammina ancora carponi. Lasciamo alla loro vacuità celeste i miliardi di banconote e d’idee vuote che girano in tondo sopra le nostre teste. L’importante è ’curare da noi i nostri affari’ lasciando che la bolla affaristica si disfi e imploda. Guardiamoci dal mancare di audacia e di fiducia in noi stessi !

Il nostro presente non è il confinamento che la sopravvivenza ci impone, è l’apertura a tutti i possibili. È sotto l’effetto del panico che lo Stato oligarchico è costretto ad adottare misure che ancora ieri decretava impossibili. È all’appello della vita e della terra da riparare che vogliamo rispondere. La quarantena è propizia alla riflessione. Il confinamento non abolisce la presenza della strada, la reinventa. Lasciatemi pensare, cum grano salis, che l’insurrezione della vita quotidiana ha virtù terapeutiche inaspettate.

17 marzo 2020

Raoul Vaneigem

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